#ilpensierocheconta parte II – Me lo scrivo in faccia!

Un po’ di tempo fa ho scritto un post in cui parlavo della campagna di Piazza Italia #ilpensierocheconta. Lo sponsor della gente comune
appena finite le elezioni è tornato alla carica con la seconda parte de #ilpensierocheconta, che metteva in piazza appunto le nefandezze della classe politica italiana dietro delle frasi che dire populiste (è ancora un insulto o mi sono perso qualcosa?) è dire poco. Ora le frasi sono scritte in faccia ai modelli.

Lo dico di nuovo: visivamente parlando la campagna è una bomba, proprio bella, e sono sicuro che si rivelerà un grande investimento e un successo in termini di vendita.

Piazza Italia ringrazia gli utenti su Facebook

fonte: pagina facebook ufficiale

Oltre alla selling proposition ora anche i vestiti sono scomparsi, rimane solo il pensiero, quello che conta appunto. Curioso che a dirlo sia proprio un’azienda che, in effetti, vende moda, e che l’azienda in questione sia abbastanza grande (sul sito leggo 2000 dipendenti), quindi mi chiedo se questa azienda sia abbastanza grande da delocalizzare la produzione, da fare i contratti co.co.co e tutte quelle altre bellissime schifezze che fanno le grandi aziende italiane.

Le belle frasi in politichese del tipo “ci sta a cuore la gente”  se non supportate azioni concrete rimangono belle frasi con la stessa valenza di un rutto. Se le aziende, soprattutto quelle che basano tutta la propria comunicazione sui sentimenti e le emozioni che dovresti provare consumando i loro prodotti, o i lovemarks, per cui vale la regola del loyalty beyond reason, davvero interessate a far provare sentimenti ai consumatori o vogliano semplicemente infilarsi nelle proprie tasche è una questione che probabilmente rimarrà aperta in eterno, anche se si propende decisamente per la seconda opzione.

un'immagine provocatoria degli Adbusters

un’immagine degli Adbusters fonte: giuliamarchionne.wordpress.com

Lasciatemi però passare la considerazione che Piazza Italia non è propriamente una di quelle aziende che propone un prodotto rivoluzionario, una qualche tecnologia che potrebbe migliorare la vita delle persone, qui si parla solo di vestiti volutamente di basso profilo. Non fosse per il tono aulico e la mission di cui l’azienda vuole farsi interprete, molto probabilmente starei decantando le lodi di questa campagna per l’ottimo sfruttamento fra il marchio e quello che è il suo universo simbolico. Francamente non mi sembra che offrire un’applicazione Facebook per scriversi in faccia una frase sia un significativo passo in avanti per la società.

Io sono uno, ormai non proprio giovane, studente che crede onestamente sia arrivato il tempo di cambiare un pò i paradigmi con cui si fa comunicazione in questo paese,  che sia il momento per le aziende  di smetterla di giocare al ribasso e cercare di “migliorare” alcune qualità, come il senso critico, del consumatore, che guarda caso è anche cittadino.

Mi farebbe incredibilmente piacere iniziare con quanti leggono un dibattito positivo, magari anche con i responsabili della campagna e dell’azienda, lo dico seriamente.

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